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Il Sognatore ⚽️ Vivere il calcio, in tutte le sue sfumature. Passione, emozioni, sogni. E anche qualcosa di più.⚽️

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  • ”Molti amici d’infanzia sono morti o in galera. La maggior parte di loro si è messa a vendere droga, perchè si guadagnava parecchio. Nel mio paese mi chiamavano ”bandito”, ma nonostante tutto non mi sono mai immischiato con la droga. Io vendevo cioccolata e gelati”.
Si sa, quando si nasce nelle favelas la via più facile da percorrere, purtroppo, è quella del narcotraffico. Nonostante ciò, c’è comunque qualcuno che prova ad opporsi a questa vita di illegalità, rincorrendo un pallone e con esso un sogno di felicità. Ma purtroppo il mondo che ti circonda fa di tutto per cercare di farti sprofondare.
“Una volta ho scavalcato il recinto per andare a recuperare il pallone nel giardino del mio vicino, un narcotrafficante. Mi ha puntato una pistola alla testa. Ho avuto molta paura. Mi ha detto che se ci avesse trovato di nuovo lì avrebbe sparato a me e ai miei amici”.
Oltre alle difficoltà sociali, poi, spesso si sovrappongono anche quelle sportive, che provano in tutti i modi a tapparti le ali.
”Non riuscirei a contare sulle dita delle mani le squadre che mi hanno scartato”.
Ma nonostante ciò, Richarlison non si è mai dato per vinto e ha continuato a rincorrere il suo sogno.
Fluminense, Watford e ora Everton.
Strapotere fisico, velocità impressionante e gol a raffica.
E ieri, con una rovesciata da applausi, ha messo in ginocchio lo United regalando la vittoria ai suoi.
Il “bandito” si è finalmente ripreso la sua rivincita e ha coronato il suo sogno d’infanzia, dimostrando ancora una volta quanto il calcio non sia solo uno sport, ma anche e soprattutto una via di salvezza da una vita infelice e segnata dal dolore.
@ilsognatoreofficial 🖋
  • ”Molti amici d’infanzia sono morti o in galera. La maggior parte di loro si è messa a vendere droga, perchè si guadagnava parecchio. Nel mio paese mi chiamavano ”bandito”, ma nonostante tutto non mi sono mai immischiato con la droga. Io vendevo cioccolata e gelati”. Si sa, quando si nasce nelle favelas la via più facile da percorrere, purtroppo, è quella del narcotraffico. Nonostante ciò, c’è comunque qualcuno che prova ad opporsi a questa vita di illegalità, rincorrendo un pallone e con esso un sogno di felicità. Ma purtroppo il mondo che ti circonda fa di tutto per cercare di farti sprofondare. “Una volta ho scavalcato il recinto per andare a recuperare il pallone nel giardino del mio vicino, un narcotrafficante. Mi ha puntato una pistola alla testa. Ho avuto molta paura. Mi ha detto che se ci avesse trovato di nuovo lì avrebbe sparato a me e ai miei amici”. Oltre alle difficoltà sociali, poi, spesso si sovrappongono anche quelle sportive, che provano in tutti i modi a tapparti le ali. ”Non riuscirei a contare sulle dita delle mani le squadre che mi hanno scartato”. Ma nonostante ciò, Richarlison non si è mai dato per vinto e ha continuato a rincorrere il suo sogno. Fluminense, Watford e ora Everton. Strapotere fisico, velocità impressionante e gol a raffica. E ieri, con una rovesciata da applausi, ha messo in ginocchio lo United regalando la vittoria ai suoi. Il “bandito” si è finalmente ripreso la sua rivincita e ha coronato il suo sogno d’infanzia, dimostrando ancora una volta quanto il calcio non sia solo uno sport, ma anche e soprattutto una via di salvezza da una vita infelice e segnata dal dolore. @ilsognatoreofficial 🖋
  • 289 4 1 day ago
  • "Vorrei dare il premio "Man of the match" a Phil.
Sinceramente penso che se lo meriti. E' giovane ed è un giocatore fantastico.
Phil, questo premio è per te." Dopo la vittoria contro il Tottenham che regala 3 punti pesanti nella corsa alla Premier, il centrocampista del City Bernardo Silva è stato nominato "Man of the match".
Davanti ai microfoni di Sky Sports il portoghese ha però scelto di dare il premio a Phil Foden, il gioiello classe 2000 che oggi ha segnato il gol vittoria.
Bellissimo gesto di un giocatore fantastico.
#myfootballheroes
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  • "Vorrei dare il premio "Man of the match" a Phil. Sinceramente penso che se lo meriti. E' giovane ed è un giocatore fantastico. Phil, questo premio è per te." Dopo la vittoria contro il Tottenham che regala 3 punti pesanti nella corsa alla Premier, il centrocampista del City Bernardo Silva è stato nominato "Man of the match". Davanti ai microfoni di Sky Sports il portoghese ha però scelto di dare il premio a Phil Foden, il gioiello classe 2000 che oggi ha segnato il gol vittoria. Bellissimo gesto di un giocatore fantastico. #myfootballheroes • • • Segui 👇 @ilsognatoreofficial
  • 1092 3 2 days ago
  • Correva con scarpe di tre numeri più grandi, costretto da sempre ad andare più veloce della sua età. Quando non aveva ancora compiuto 10 anni, il padre morì, passandogli con uno sguardo in eredità il ruolo di capofamiglia. Ora lo porta tatuato sul fianco. "Diventerai un calciatore", gli diceva comparendo nei sogni della mamma e il calcio è diventato salvezza per lui e per i tre fratelli più piccoli, cresciuti come lui a Scampia.
Oggi, Armando è il calciatore italiano con più contrasti aerei vinti.
In Serie A è il primo per palloni intercettati, tra i migliori per tackle vinti.
E aggiungeteci anche i 4 gol realizzati in questo campionato e il sogno dell’esordio con la Nazionale realizzato lo scorso marzo.
Non a caso il Torino ha la quarta miglior difesa in Serie A dopo Juve, Inter e Napoli. I granata hanno perso una sola volta lontano dalle mura di casa in tutto il campionato, unici in Europa al fianco di Barcellona e Liverpool, semifinaliste di Champions per intenderci.
E in cinque delle ultime dieci partite fuori casa sono riusciti a mantenere la porta inviolata.
Il merito, in gran parte, va riconosciuto a questo ragazzo e al suo costante percorso di crescita che lo sta portando ad affermarsi come uno dei centrali difensivi più forti in Italia.
Cuore e orgoglio, passione e determinazione.
Signore e signori, Armando Izzo, il leone che non molla mai.
@ilsognatoreofficial 🖋
  • Correva con scarpe di tre numeri più grandi, costretto da sempre ad andare più veloce della sua età. Quando non aveva ancora compiuto 10 anni, il padre morì, passandogli con uno sguardo in eredità il ruolo di capofamiglia. Ora lo porta tatuato sul fianco. "Diventerai un calciatore", gli diceva comparendo nei sogni della mamma e il calcio è diventato salvezza per lui e per i tre fratelli più piccoli, cresciuti come lui a Scampia. Oggi, Armando è il calciatore italiano con più contrasti aerei vinti. In Serie A è il primo per palloni intercettati, tra i migliori per tackle vinti. E aggiungeteci anche i 4 gol realizzati in questo campionato e il sogno dell’esordio con la Nazionale realizzato lo scorso marzo. Non a caso il Torino ha la quarta miglior difesa in Serie A dopo Juve, Inter e Napoli. I granata hanno perso una sola volta lontano dalle mura di casa in tutto il campionato, unici in Europa al fianco di Barcellona e Liverpool, semifinaliste di Champions per intenderci. E in cinque delle ultime dieci partite fuori casa sono riusciti a mantenere la porta inviolata. Il merito, in gran parte, va riconosciuto a questo ragazzo e al suo costante percorso di crescita che lo sta portando ad affermarsi come uno dei centrali difensivi più forti in Italia. Cuore e orgoglio, passione e determinazione. Signore e signori, Armando Izzo, il leone che non molla mai. @ilsognatoreofficial 🖋
  • 603 6 3 days ago
  • Genialità. 
Spregiudicatezza. 
Intuito. 
Un pizzico di follia.
Ingredienti comuni di allenatori così diversi tra loro, ma in fondo così simili.
Calcio offensivo, pressing a tutto campo, combinazioni veloci nella trequarti avversaria.
E gol, gol a valanghe.
Veder giocare le loro squadre è un vero inno alla lode calcistica.
Comunque vada sarà un finale di Champions spettacolare, indimenticabile.
Comunque vada, per ognuno di loro sarà la prima volta.
Già, perché quella coppa dalle grandi orecchie non l’hanno mai sollevata.
Allenatori visionari, capaci di rispolverare e modernizzare la vecchia, ma sempre attuale, massima “la miglior difesa è l’attacco”.
Ora non ci resta che metterci comodi sul divano, preparare una bella birra ghiacciata e assistere alla lezione di questi professori del calcio.
La parola va a loro, i maestri del futbol.
@ilsognatoreofficial 🖋
  • Genialità. Spregiudicatezza. Intuito. Un pizzico di follia. Ingredienti comuni di allenatori così diversi tra loro, ma in fondo così simili. Calcio offensivo, pressing a tutto campo, combinazioni veloci nella trequarti avversaria. E gol, gol a valanghe. Veder giocare le loro squadre è un vero inno alla lode calcistica. Comunque vada sarà un finale di Champions spettacolare, indimenticabile. Comunque vada, per ognuno di loro sarà la prima volta. Già, perché quella coppa dalle grandi orecchie non l’hanno mai sollevata. Allenatori visionari, capaci di rispolverare e modernizzare la vecchia, ma sempre attuale, massima “la miglior difesa è l’attacco”. Ora non ci resta che metterci comodi sul divano, preparare una bella birra ghiacciata e assistere alla lezione di questi professori del calcio. La parola va a loro, i maestri del futbol. @ilsognatoreofficial 🖋
  • 302 2 4 days ago
  • Ci sono notti in cui va tutto storto, sbagli i controlli più facili, non riesci ad azzeccare un passaggio, non salti l’uomo neanche a morire.
Ci sono notti in cui la porta sembra stregata, quella maledetta palla non vuole proprio entrare, la difesa avversaria risulta impenetrabile e il portiere sembra un muro insormontabile.
Ci sono notti in cui anche la sfortuna ti si mette contro. Parliamoci chiaro: a quanti è stato strozzato l’urlo in gola da un palo, un salvataggio sulla linea, o un fischio arbitrale per un fuorigioco all’ultimo secondo?
Ci sono notti in cui, invece, riesci a esprimere a pieno tutto il tuo potenziale, ogni giocata ti riesce alla perfezione.
Ci sono notti in cui ogni riesci a realizzare ogni pensiero di gioco, sei sugli scudi, ti senti onnipotente, sei infermabile.
Ci sono notti in cui regali la vittoria alla tua squadra con una doppietta o con un assist vincente.
Ci sono notti in cui succede tutto questo in una sola partita, come ieri sera.
Un Son devastante.
Uno Sterling imprendibile.
Un De Bruyne visionario.
Una partita incerta e colma di emozioni fino all’ultimo respiro, fino all’ultimo secondo, fino all’ultima azione.
Alla fine la spunta il Tottenham, ma in queste notti, ad esultare e a lanciare il suo grido di gioia, è il gioco del calcio in tutta la sua magia e bellezza.
Notti di passioni. Notti di emozioni. Notti di futbol.
@ilsognatoreofficial
  • Ci sono notti in cui va tutto storto, sbagli i controlli più facili, non riesci ad azzeccare un passaggio, non salti l’uomo neanche a morire. Ci sono notti in cui la porta sembra stregata, quella maledetta palla non vuole proprio entrare, la difesa avversaria risulta impenetrabile e il portiere sembra un muro insormontabile. Ci sono notti in cui anche la sfortuna ti si mette contro. Parliamoci chiaro: a quanti è stato strozzato l’urlo in gola da un palo, un salvataggio sulla linea, o un fischio arbitrale per un fuorigioco all’ultimo secondo? Ci sono notti in cui, invece, riesci a esprimere a pieno tutto il tuo potenziale, ogni giocata ti riesce alla perfezione. Ci sono notti in cui ogni riesci a realizzare ogni pensiero di gioco, sei sugli scudi, ti senti onnipotente, sei infermabile. Ci sono notti in cui regali la vittoria alla tua squadra con una doppietta o con un assist vincente. Ci sono notti in cui succede tutto questo in una sola partita, come ieri sera. Un Son devastante. Uno Sterling imprendibile. Un De Bruyne visionario. Una partita incerta e colma di emozioni fino all’ultimo respiro, fino all’ultimo secondo, fino all’ultima azione. Alla fine la spunta il Tottenham, ma in queste notti, ad esultare e a lanciare il suo grido di gioia, è il gioco del calcio in tutta la sua magia e bellezza. Notti di passioni. Notti di emozioni. Notti di futbol. @ilsognatoreofficial
  • 1521 5 5 days ago
  • Ah, il calcio totale.
Pochi schemi, pochi concetti. 
Ma tanta corsa, tanto sacrificio. Per lasciare spazio alla fantasia di creare azioni spettacolari in cui non puoi far altro che spalancare la bocca, alzarti in piedi ed applaudire.
Tutti che si aiutano l’un l’altro, non ci sono posizioni fisse in campo, ma ognuno va a sfruttare lo spazio che viene creato dal movimento di un compagno.
Un calcio votato all’attacco e alla riconquista immediata del pallone.
Un pressing continuo e asfissiante che non lascia mai tregua all’avversario.
Un calcio all’apparenza facile, immediato.
Ma che richiede coraggio e tanta spensieratezza.
E i terribili ragazzi olandesi ne hanno da vendere.
Dopo il Bernabeu, conquistano anche l’Allianz Stadium.
Il sogno continua e nessuno ha intenzione di fermarlo sul più bello.
@ilsognatoreofficial
  • Ah, il calcio totale. Pochi schemi, pochi concetti. Ma tanta corsa, tanto sacrificio. Per lasciare spazio alla fantasia di creare azioni spettacolari in cui non puoi far altro che spalancare la bocca, alzarti in piedi ed applaudire. Tutti che si aiutano l’un l’altro, non ci sono posizioni fisse in campo, ma ognuno va a sfruttare lo spazio che viene creato dal movimento di un compagno. Un calcio votato all’attacco e alla riconquista immediata del pallone. Un pressing continuo e asfissiante che non lascia mai tregua all’avversario. Un calcio all’apparenza facile, immediato. Ma che richiede coraggio e tanta spensieratezza. E i terribili ragazzi olandesi ne hanno da vendere. Dopo il Bernabeu, conquistano anche l’Allianz Stadium. Il sogno continua e nessuno ha intenzione di fermarlo sul più bello. @ilsognatoreofficial
  • 451 6 6 days ago
  • Il gioco del calcio è una questione di attimi, di momenti.
Devi prendere delle decisioni in ogni momento, in una frazione di secondo, e la scelta che compi determina quello che sarà il tuo futuro. 
In campo si traduce in un dribbling riuscito, in una chiusura tempestiva.
Fuori dal campo significa decidere per quali colori combattere, quale progetto sposare, quale città rappresentare.
A trent’anni, in questo sport, dovresti aver già dato il meglio di te, aver già dimostrato il tuo valore.
Ma poi c’è chi è capace di smentire questa logica.
Il calcio è questione di attimi e di momenti, ma c’è chi ha bisogno magari di più tempo per raggiungere la vetta. E la capacità sta nel cogliere al volo le opportunità che ti si vengono a creare durante la scalata.
Ed è così che, a trent’anni ma con ancora la voglia e la forza di un ragazzino, Andrea decide di sposare il progetto bianconero. La sliding door del suo futuro che lo porterà dall’anonimato alla leggenda.
In poco tempo diventa il perno, il leader della Juve, un muro invalicabile eretto a protezione della retroguardia bianconera.
Insostituibile, esemplare, impeccabile.
Otto anni e mezzo di perfezione, di trofei e di insegnamenti.
In campo ha vinto praticamente tutto, ma è soprattutto come uomo che è riuscito ad entrare per sempre nel cuore di ogni appassionato, a prescindere dai colori per cui si fa il tifo.
Le lacrime per la mancata qualificazione ai Campionati del Mondo hanno messo in luce tutta la passione, l’amore e anche la fragilità che questo ragazzo ha dedicato e dedicherà per sempre a questo sport.
Già, perché il calcio è fatto di attimi, di momenti. Momenti in cui ci si sente indistruttibili, eterni e momenti in cui ci si sente fragili, umani.
Andrea ha deciso che a giugno saluterà il calcio. E lo ha fatto sottovoce e con tanta, tanta malinconia.
Perché in fondo vorrebbe non smettere mai.
Ma il calcio è fatto di attimi, di momenti. E una volta che la maledetta lancetta ha fatto un passo avanti, non si può più tornare indietro.
E non rimane altro che il ricordo, contornato da un filo di nostalgia.
Grazie di tutto “Barzaglione”.
@ilsognatoreofficial
  • Il gioco del calcio è una questione di attimi, di momenti. Devi prendere delle decisioni in ogni momento, in una frazione di secondo, e la scelta che compi determina quello che sarà il tuo futuro. In campo si traduce in un dribbling riuscito, in una chiusura tempestiva. Fuori dal campo significa decidere per quali colori combattere, quale progetto sposare, quale città rappresentare. A trent’anni, in questo sport, dovresti aver già dato il meglio di te, aver già dimostrato il tuo valore. Ma poi c’è chi è capace di smentire questa logica. Il calcio è questione di attimi e di momenti, ma c’è chi ha bisogno magari di più tempo per raggiungere la vetta. E la capacità sta nel cogliere al volo le opportunità che ti si vengono a creare durante la scalata. Ed è così che, a trent’anni ma con ancora la voglia e la forza di un ragazzino, Andrea decide di sposare il progetto bianconero. La sliding door del suo futuro che lo porterà dall’anonimato alla leggenda. In poco tempo diventa il perno, il leader della Juve, un muro invalicabile eretto a protezione della retroguardia bianconera. Insostituibile, esemplare, impeccabile. Otto anni e mezzo di perfezione, di trofei e di insegnamenti. In campo ha vinto praticamente tutto, ma è soprattutto come uomo che è riuscito ad entrare per sempre nel cuore di ogni appassionato, a prescindere dai colori per cui si fa il tifo. Le lacrime per la mancata qualificazione ai Campionati del Mondo hanno messo in luce tutta la passione, l’amore e anche la fragilità che questo ragazzo ha dedicato e dedicherà per sempre a questo sport. Già, perché il calcio è fatto di attimi, di momenti. Momenti in cui ci si sente indistruttibili, eterni e momenti in cui ci si sente fragili, umani. Andrea ha deciso che a giugno saluterà il calcio. E lo ha fatto sottovoce e con tanta, tanta malinconia. Perché in fondo vorrebbe non smettere mai. Ma il calcio è fatto di attimi, di momenti. E una volta che la maledetta lancetta ha fatto un passo avanti, non si può più tornare indietro. E non rimane altro che il ricordo, contornato da un filo di nostalgia. Grazie di tutto “Barzaglione”. @ilsognatoreofficial
  • 1247 8 1 week ago
  • Ogni maledetto allenamento è sempre la stessa storia. Sudi, corri, lotti.
Ogni allenamento sfidi i tuoi limiti, li calpesti con forza e sposti l’asticella sempre un po’ più in là.
Non ti accontenti mai, nulla è mai abbastanza, devi sempre fare di più.
Tutto per poter indossare quella maglia.
Già, perché la domenica sei stufo di ricevere la numero 14. Sei stufo di vedere le facce piene di compassione di mister e dirigenti che provano a tirarti su di morale. Sei stufo di vedere i tuoi compagni lottare mentre tu sei costretto a startene lì seduto, incatenato a quella maledetta panchina. Sei stufo di sentirti sempre inferiore, inutile. Sei stufo di non essere considerato all’altezza. Sei stufo di ricevere una delusione dopo l’altra. Sei stufo di non essere mai visto, di non essere preso abbastanza in considerazione. Sei stufo di essere considerato “un’alternativa”, quasi fossi una ruota di scorta.
E così abbassi la testa, ma questa volta non perché sei abbattuto, sconfitto.
Ma perché così sei più aerodinamico, riesci a correre più veloce, accarezzando il vento, e puoi arrivare prima a raggiungere quella desiderata maglietta.
La maglietta dei tuoi sogni.
La maglietta della tua rivincita.
La maglietta numero 9.
E dimostrare finalmente a tutti, e in primis a te stesso, che i limiti non sono una scusa per fermarsi, ma una splendida occasione per ripartire.
@ilsognatoreofficial
  • Ogni maledetto allenamento è sempre la stessa storia. Sudi, corri, lotti. Ogni allenamento sfidi i tuoi limiti, li calpesti con forza e sposti l’asticella sempre un po’ più in là. Non ti accontenti mai, nulla è mai abbastanza, devi sempre fare di più. Tutto per poter indossare quella maglia. Già, perché la domenica sei stufo di ricevere la numero 14. Sei stufo di vedere le facce piene di compassione di mister e dirigenti che provano a tirarti su di morale. Sei stufo di vedere i tuoi compagni lottare mentre tu sei costretto a startene lì seduto, incatenato a quella maledetta panchina. Sei stufo di sentirti sempre inferiore, inutile. Sei stufo di non essere considerato all’altezza. Sei stufo di ricevere una delusione dopo l’altra. Sei stufo di non essere mai visto, di non essere preso abbastanza in considerazione. Sei stufo di essere considerato “un’alternativa”, quasi fossi una ruota di scorta. E così abbassi la testa, ma questa volta non perché sei abbattuto, sconfitto. Ma perché così sei più aerodinamico, riesci a correre più veloce, accarezzando il vento, e puoi arrivare prima a raggiungere quella desiderata maglietta. La maglietta dei tuoi sogni. La maglietta della tua rivincita. La maglietta numero 9. E dimostrare finalmente a tutti, e in primis a te stesso, che i limiti non sono una scusa per fermarsi, ma una splendida occasione per ripartire. @ilsognatoreofficial
  • 769 8 1 week ago
  • Continua a sognare, non smettere mai.
Lascia che l’ingenuità e la curiosità siano il tuo occhio destro e quello sinistro.
Concedi all’istinto di guidarti verso terre vergini, vette inesplorate, luoghi mai visitati.
Disegna la tua vita facendo danzare la penna dell’immaginazione sul foglio bianco dell’esistenza.
Non permettere alla razionalità di stendere un velo capace di nascondere tutto questo.
Non svegliarti mai.
Perché è così bello essere giovani, spensierati.
Con il mondo ai propri piedi, ma ancora tutto da conquistare.
✍🏻 @ilsognatoreofficial
  • Continua a sognare, non smettere mai. Lascia che l’ingenuità e la curiosità siano il tuo occhio destro e quello sinistro. Concedi all’istinto di guidarti verso terre vergini, vette inesplorate, luoghi mai visitati. Disegna la tua vita facendo danzare la penna dell’immaginazione sul foglio bianco dell’esistenza. Non permettere alla razionalità di stendere un velo capace di nascondere tutto questo. Non svegliarti mai. Perché è così bello essere giovani, spensierati. Con il mondo ai propri piedi, ma ancora tutto da conquistare. ✍🏻 @ilsognatoreofficial
  • 814 3 1 week ago
  • Arrivato a Milano tra tante aspettative e un po’ di scetticismo, si è dovuto subito scontrare con i ritmi diversi e il tatticismo estremo del calcio italiano.
Spaesato e fuori forma, si è trovato in evidente difficoltà nelle prime apparizioni nel nostro campionato. 
Ma nonostante ciò, il ragazzo ha deciso di non abbattersi, ha iniziato a lavorare sodo, ad ascoltare i consigli tattici di chi, come Gattuso, ha ricoperto quel ruolo alla perfezione.
Si è messo a disposizione della squadra, ha messo al primo posto i colori rossoneri, accettando una serie di panchine consecutive senza battere ciglio, aspettando con ansia il proprio momento per mettersi in luce.
E non appena la condizione fisica lo ha iniziato a supportare, i frutti del duro lavoro sono venuti a galla prepotentemente.
Tiémoué si è caricato sulle spalle il centrocampo rossonero e, con il suo strapotere fisico e la sua ritrovata tecnica e intelligenza tattica, ha iniziato a dominare in tutti i campi di Serie A.
La sua crescita esponenziale è coincisa con una serie di risultati utili e convincenti da parte del Diavolo che, inaspettatamente per quanto fatto a inizio campionato, si è ritrovato con la possibilità di lottare per un posto in Champions.
L’amore tra Tiémoué e i tifosi sembra essere finalmente scoccato e lo stesso centrocampista sembra essersi calato perfettamente nella nuova realtà rossonera.
Lotta, potenza, determinazione e grande senso tattico.
Un gigante capace di sollevare la squadra e di sorreggerla sulle proprie spalle, per permetterle di guardare le stelle da un po’ più vicino.
Con un Bakayoko così, il sogno dei tifosi potrebbe non rimanere soltanto una piacevole illusione.
@ilsognatoreofficial
  • Arrivato a Milano tra tante aspettative e un po’ di scetticismo, si è dovuto subito scontrare con i ritmi diversi e il tatticismo estremo del calcio italiano. Spaesato e fuori forma, si è trovato in evidente difficoltà nelle prime apparizioni nel nostro campionato. Ma nonostante ciò, il ragazzo ha deciso di non abbattersi, ha iniziato a lavorare sodo, ad ascoltare i consigli tattici di chi, come Gattuso, ha ricoperto quel ruolo alla perfezione. Si è messo a disposizione della squadra, ha messo al primo posto i colori rossoneri, accettando una serie di panchine consecutive senza battere ciglio, aspettando con ansia il proprio momento per mettersi in luce. E non appena la condizione fisica lo ha iniziato a supportare, i frutti del duro lavoro sono venuti a galla prepotentemente. Tiémoué si è caricato sulle spalle il centrocampo rossonero e, con il suo strapotere fisico e la sua ritrovata tecnica e intelligenza tattica, ha iniziato a dominare in tutti i campi di Serie A. La sua crescita esponenziale è coincisa con una serie di risultati utili e convincenti da parte del Diavolo che, inaspettatamente per quanto fatto a inizio campionato, si è ritrovato con la possibilità di lottare per un posto in Champions. L’amore tra Tiémoué e i tifosi sembra essere finalmente scoccato e lo stesso centrocampista sembra essersi calato perfettamente nella nuova realtà rossonera. Lotta, potenza, determinazione e grande senso tattico. Un gigante capace di sollevare la squadra e di sorreggerla sulle proprie spalle, per permetterle di guardare le stelle da un po’ più vicino. Con un Bakayoko così, il sogno dei tifosi potrebbe non rimanere soltanto una piacevole illusione. @ilsognatoreofficial
  • 712 9 1 week ago
  • 26 giugno del 2003.
Non è una notte qualsiasi, ma è la notte di quello che verrà ricordato come il miglior draft NBA della storia. Già, perché in questa occasione vengono selezionati giocatori del calibro di LeBron James, Chris Bosh, Carmelo Anthony. E poi c'è lui. "From Robbins, Illinois, Dwyane Wade" dice lo speaker.
I Miami Heat lo selezionano come quinta scelta e da quel momento la storia della franchigia della Florida non sarà più la stessa. 
Nel 2006 Dwyane, insieme a un certo Shaquille O'Neil, riesce a portare Miami sul tetto dell’NBA per la prima volta nella sua storia.
Titolo NBA che riuscirà a ripetere anche nel 2012 e nel 2013 grazie allo storico “Big 3” formato da sua maestà LeBron James, Chris Bosh e proprio lui, “The Flash”.
Professionista unico, un esempio per tutti dentro e fuori dal campo, modello per la comunità di Miami grazie alla sua capacità di unire spettacolo, sforzo e voglia di vincere, ma anche servizi per la comunità e aiuti continui a chi si trova più in difficoltà, come fondi e donazioni per borse di studio universitarie e non solo.
Come molti giocatori dell'NBA, ha un’infanzia difficile, contrassegnata da una madre assente e drogata, finita in carcere per spaccio quando lui aveva solo 8 anni.
In questi casi è troppo facile lasciarsi andare, sprecare il proprio talento naturale, dire addio all’unica cosa che si ama, perdere qualunque tipo di motivazione. Ma lui no, lui non è fatto così. E, grazie alla sua incredibile forza di volontà, riesce a trasformare questa sua rabbia, frustrazione, delusione in passione e adrenalina da riversare interamente sul parquet.
Senza di lui non avrei mai iniziato a seguire il basket, non avrei mai iniziato a giocarci. 
Per questo non posso che dirti grazie. 
Grazie per tutte le emozioni, per tutti i momenti belli e per tutti i momenti difficili.
Quelle maledette ginocchia!
I numerosi infortuni hanno spesso condizionato la tua carriera, ma non hanno mai fermato la tua fame e la tua voglia di vincere e di insegnare.
Sei caduto e ti sei sempre rialzato.
Mi hai insegnato davvero molto.
Grande sportivo, ma sopratutto grande,  grandissimo uomo.
Per sempre nella Storia.
Grazie di tutto.
✍🏻 @albius_silente
  • 26 giugno del 2003. Non è una notte qualsiasi, ma è la notte di quello che verrà ricordato come il miglior draft NBA della storia. Già, perché in questa occasione vengono selezionati giocatori del calibro di LeBron James, Chris Bosh, Carmelo Anthony. E poi c'è lui. "From Robbins, Illinois, Dwyane Wade" dice lo speaker. I Miami Heat lo selezionano come quinta scelta e da quel momento la storia della franchigia della Florida non sarà più la stessa. Nel 2006 Dwyane, insieme a un certo Shaquille O'Neil, riesce a portare Miami sul tetto dell’NBA per la prima volta nella sua storia. Titolo NBA che riuscirà a ripetere anche nel 2012 e nel 2013 grazie allo storico “Big 3” formato da sua maestà LeBron James, Chris Bosh e proprio lui, “The Flash”. Professionista unico, un esempio per tutti dentro e fuori dal campo, modello per la comunità di Miami grazie alla sua capacità di unire spettacolo, sforzo e voglia di vincere, ma anche servizi per la comunità e aiuti continui a chi si trova più in difficoltà, come fondi e donazioni per borse di studio universitarie e non solo. Come molti giocatori dell'NBA, ha un’infanzia difficile, contrassegnata da una madre assente e drogata, finita in carcere per spaccio quando lui aveva solo 8 anni. In questi casi è troppo facile lasciarsi andare, sprecare il proprio talento naturale, dire addio all’unica cosa che si ama, perdere qualunque tipo di motivazione. Ma lui no, lui non è fatto così. E, grazie alla sua incredibile forza di volontà, riesce a trasformare questa sua rabbia, frustrazione, delusione in passione e adrenalina da riversare interamente sul parquet. Senza di lui non avrei mai iniziato a seguire il basket, non avrei mai iniziato a giocarci. Per questo non posso che dirti grazie. Grazie per tutte le emozioni, per tutti i momenti belli e per tutti i momenti difficili. Quelle maledette ginocchia! I numerosi infortuni hanno spesso condizionato la tua carriera, ma non hanno mai fermato la tua fame e la tua voglia di vincere e di insegnare. Sei caduto e ti sei sempre rialzato. Mi hai insegnato davvero molto. Grande sportivo, ma sopratutto grande, grandissimo uomo. Per sempre nella Storia. Grazie di tutto. ✍🏻 @albius_silente
  • 394 12 1 week ago
  • Sorprenditi. 
Sorprenditi come quando ti chiamavano i tuoi amici per andare al campetto a fare due tiri e ti salvavano da una giornata noiosa chiuso in casa.
Sorprenditi come quando, alla ricerca degli scarpini che non riuscivi a trovare, tua madre riusciva a scovarli da sotto il tuo naso.
Sorprenditi come quando, una volta arrivato al campetto, trovavi tutti i tuoi amici ad aspettarti e pronti a giocare.
Sorprenditi come quando si riusciva a creare il Camp Nou con quattro felpe e un pallone.
Sorprenditi come dopo un tunnel inaspettato che riuscivi a fare a quel tuo amico che di solito te ne faceva due o tre a partitella.
Sorprenditi come dopo un gol di pallonetto.
Sorprenditi come quando, dopo una corsa pazza verso la tua porta, quando il gol sembrava già fatto, riuscivi a salvare il pallone proprio sulla linea.
Sorprenditi come quando tua mamma veniva a chiamarti furiosa perché non avevi rispettato l’orario di ritorno, e nemmeno un “ancora 5 minuti” poteva salvarti.
Sorprenditi come quando, tornato a casa, sotto la doccia, rivivevi ogni singolo momento di quella partitella, ogni singola corsa, ogni singolo dribbling, ogni singola giocata.
Sorprenditi come quando, uscito dalla doccia, ti ricordavi dell’ultima frase che ti avevano detto i tuoi amici prima che te ne andassi a casa: “domani rivincita?”.
Sorprenditi, sorprenditi sempre.
Perché è la chiave per rimanere bambini per sempre. E per raggiungere la felicità, sempre con un pallone sotto al braccio.
@ilsognatoreofficial
  • Sorprenditi. Sorprenditi come quando ti chiamavano i tuoi amici per andare al campetto a fare due tiri e ti salvavano da una giornata noiosa chiuso in casa. Sorprenditi come quando, alla ricerca degli scarpini che non riuscivi a trovare, tua madre riusciva a scovarli da sotto il tuo naso. Sorprenditi come quando, una volta arrivato al campetto, trovavi tutti i tuoi amici ad aspettarti e pronti a giocare. Sorprenditi come quando si riusciva a creare il Camp Nou con quattro felpe e un pallone. Sorprenditi come dopo un tunnel inaspettato che riuscivi a fare a quel tuo amico che di solito te ne faceva due o tre a partitella. Sorprenditi come dopo un gol di pallonetto. Sorprenditi come quando, dopo una corsa pazza verso la tua porta, quando il gol sembrava già fatto, riuscivi a salvare il pallone proprio sulla linea. Sorprenditi come quando tua mamma veniva a chiamarti furiosa perché non avevi rispettato l’orario di ritorno, e nemmeno un “ancora 5 minuti” poteva salvarti. Sorprenditi come quando, tornato a casa, sotto la doccia, rivivevi ogni singolo momento di quella partitella, ogni singola corsa, ogni singolo dribbling, ogni singola giocata. Sorprenditi come quando, uscito dalla doccia, ti ricordavi dell’ultima frase che ti avevano detto i tuoi amici prima che te ne andassi a casa: “domani rivincita?”. Sorprenditi, sorprenditi sempre. Perché è la chiave per rimanere bambini per sempre. E per raggiungere la felicità, sempre con un pallone sotto al braccio. @ilsognatoreofficial
  • 357 4 2 weeks ago
  • “Sai Duvan, la Dea è nata per stare in cielo.
Lassù, in alto, tra le nuvole, è la sua casa.
Lì si trova a suo agio, si sente protetta, serena.
Ma non è facile tornare dopo che si è stati lontani da casa per così tanto tempo.
Serve un aiuto, una piccola spinta.
Se chiudi gli occhi riesci a sentire la sua voce, la voce di tutto il popolo nerazzurro, composto da migliaia di anime che suonano all’unisono la stessa sinfonia.
Già, una sinfonia che viene suonata nelle grandi notti di calcio e che ha il sapore di Europa. Dell’Europa che conta.
È un sogno che viene coltivato con cura, in silenzio, per paura che possa svanire in un istante ancora prima che possa diventare realtà.
E ad alimentare questo sogno ci sei anche tu e la tua stagione pazzesca. Stai letteralmente abbattendo qualunque avversario capiti sulla tua strada con una forza fisica sovrumana e una determinazione impressionante.
In questi anni non sei quasi mai riuscito ad importi nel campionato italiano, ma finalmente in questa stagione sembri aver trovato la tua dimensione e stai esprimendo tutto il tuo potenziale.
Aiuti la squadra, lotti con i tuoi compagni e segni a raffica. E non hai nessuna intenzione di fermarti.
Lavori sodo per poter migliorare giorno dopo giorno, in modo da poter mantenere viva quella piccola fiamma che si è accesa nei cuori dei tifosi.
Sei umile, generoso e al tempo stesso ambizioso.
Sei il guerriero perfetto per questa Dea.
Una Dea che vuole tornare in cielo, per poter riassaporare le emozioni perdute e per poter finalmente ritornare a rivedere le stelle.”
Lettera a Duvan Zapata, di @ilsognatoreofficial.
  • “Sai Duvan, la Dea è nata per stare in cielo. Lassù, in alto, tra le nuvole, è la sua casa. Lì si trova a suo agio, si sente protetta, serena. Ma non è facile tornare dopo che si è stati lontani da casa per così tanto tempo. Serve un aiuto, una piccola spinta. Se chiudi gli occhi riesci a sentire la sua voce, la voce di tutto il popolo nerazzurro, composto da migliaia di anime che suonano all’unisono la stessa sinfonia. Già, una sinfonia che viene suonata nelle grandi notti di calcio e che ha il sapore di Europa. Dell’Europa che conta. È un sogno che viene coltivato con cura, in silenzio, per paura che possa svanire in un istante ancora prima che possa diventare realtà. E ad alimentare questo sogno ci sei anche tu e la tua stagione pazzesca. Stai letteralmente abbattendo qualunque avversario capiti sulla tua strada con una forza fisica sovrumana e una determinazione impressionante. In questi anni non sei quasi mai riuscito ad importi nel campionato italiano, ma finalmente in questa stagione sembri aver trovato la tua dimensione e stai esprimendo tutto il tuo potenziale. Aiuti la squadra, lotti con i tuoi compagni e segni a raffica. E non hai nessuna intenzione di fermarti. Lavori sodo per poter migliorare giorno dopo giorno, in modo da poter mantenere viva quella piccola fiamma che si è accesa nei cuori dei tifosi. Sei umile, generoso e al tempo stesso ambizioso. Sei il guerriero perfetto per questa Dea. Una Dea che vuole tornare in cielo, per poter riassaporare le emozioni perdute e per poter finalmente ritornare a rivedere le stelle.” Lettera a Duvan Zapata, di @ilsognatoreofficial.
  • 392 5 3 weeks ago
  • Crederci, crederci sempre. 
Fino all’ultimo secondo.
Fino all’ultimo respiro.
Fino all’ultimo pallone.
In un momento difficile, forse il più delicato della sua carriera.
Si è perso e si è ritrovato così tante volte in quel rettangolo verde.
Amato poco e criticato molto.
Ma ieri, almeno per un giorno, si è preso la sua rivincita.
E quella corsa di gioia irrefrenabile dice tutto.
Rabbia, dolore, paura.
Ma anche forza, voglia, determinazione.
Un gol importantissimo.
Un gol che può valere la salvezza del suo Bologna.
Un gol che può valere tanto per la sua carriera. Perché Mattia vuole dire ancora la sua.
Magari decidendo sfide come questa.
All’ultimo secondo.
All’ultimo respiro.
All’ultimo pallone.
@ilsognatoreofficial
  • Crederci, crederci sempre. Fino all’ultimo secondo. Fino all’ultimo respiro. Fino all’ultimo pallone. In un momento difficile, forse il più delicato della sua carriera. Si è perso e si è ritrovato così tante volte in quel rettangolo verde. Amato poco e criticato molto. Ma ieri, almeno per un giorno, si è preso la sua rivincita. E quella corsa di gioia irrefrenabile dice tutto. Rabbia, dolore, paura. Ma anche forza, voglia, determinazione. Un gol importantissimo. Un gol che può valere la salvezza del suo Bologna. Un gol che può valere tanto per la sua carriera. Perché Mattia vuole dire ancora la sua. Magari decidendo sfide come questa. All’ultimo secondo. All’ultimo respiro. All’ultimo pallone. @ilsognatoreofficial
  • 326 1 3 weeks ago